Friday, January 28, 2005

Da oggi, vista la poco costanza dei miei contributi, facilito la vita a qualcuno con questo feed xml: . Non so cosa ho scritto, quindi se avete domande gogglate o andate qui: http://tecnologia.virgilio.it/...

Thursday, January 27, 2005

Scusate è un po’ che non scrivo, ma non è stato un gran periodo. Intanto alcuni ragguagli sull’Ungheria. Nell’ordine le prime due notizie del telegiornale in prima serata. La prima: dalla provincia sta arrivando a Budapest un bambino che ha ingoiato una chiave e siccome non si decide a cacarla, i medici del piccolo paesino di provincia hanno deciso di affidarlo alle cure dei ben più esperti colleghi della capitale. Seguono immagini e amarcord sugli ingoi più singolari della storia della medicina, tra cui anche la testimonianza di un siciliano che in un Natale X si era ingoiato una forchetta a tre punte. Seconda notizia, l’Ungheria ha comprato 14 o 40, non ho ben capito, aerei modello Gripen dalla Svezia. Passa in secondo piano il fatto che sono tutti stati presi in leasing e che la delegazione dell’esercito ungherese è ancora in Svezia perché gli aerei con cui sono arrivati a Stoccolma (forse di fabbricazione russa, ma questo lo dico io) si sono guastati e non è stato possibile rimetterli in sesto per ritornare a Budapest. È comunque da sottolineare il fatto che il rapporto commerciale tra i paesi scandinavi e l’Ungheria per quanto riguarda i mezzi di trasporto è vivace. Infatti verso la fine dell’anno scorso è arrivata sul suolo magiaro una fornitura di autobus, usati Volvo, per il trasporto urbano e credetemi, ironia della sorte, che molti di questi fanno la linea che porta all’IKEA: sono bellissimi e ultra moderni e poi sono Volvo.
A proposito di autobus, una sincero grazie a quelli dell’E. che mi hanno pagato il viaggio di ritorno a Budapest in treno; è sì, perché quei furboni questa volta hanno accettato le prenotazioni sia da Budapest che dall’Italia senza poi verificare se era stato raggiunto il numero massimo di passeggeri. Ergo grande confusione alla stazione degli autobus di Mestre dove, con un ritardo di 30 minuti, assolutamente comprensibile, arriva l’autobus bello bianco dell’E. A terra un ventina di passeggeri, tra cui il vostro, tutti con il biglietto pronti a partire. Scende l’autista un baffone simpatico e cordiale che dice “Ho l’autobus pieno, solo 7 posti liberi e un solo nominativo in lista tra i partenti da Mestre, io non carico nessuno chiamate la polizia!”. Poi inizia a prendere in mano i biglietti a caso tra quelli che si avvicinano: non esattamente un esempio di coerenza. Singolare un veneziano che con tipica erre arrotata minaccia e dice alla responsabile di Mestre che l’E. gli deve pagare l’Hotel, il ristorante e l’aereo per il giorno dopo. Ok, magari aveva anche ragione, ma almeno dissimula l’accento. Famiglie che pretendono giustamente di partire assieme, donne che ammiccano all’autista, io che mi godo lo spettacolo. All’improvviso una soluzione si paventa all’orizzonte. L’autista dice che secondo il codice internazionale dei trasporti parte solo chi ha il biglietto di andata e ritorno, gli altri si facciano rimborsare. Il numero dei partenti papabili diminuisce, ma siamo ancora in troppi per i sette posti disponibili. Bagarre, gente che mette i propri bagagli nelle mani dell’autista, l’autista si rende conto che sta perdendo il controllo della situazione. Decide di fare una telefonata a Firenze, sede dell’E. Italia. E lì veramente c’è un genio, un deus ex machina che ha la soluzione ai nostri problemi, un persona che dici, cazzo vorrei proprio conoscerlo, uno di quelli che dici mai persona è stata più appropriata, mai visto una persona così brillante, uno sveglio insomma. Ed ecco la soluzione, trasmessa per bocca dell’autista; come in un moderno Titanic a 6-8 ruote, stracolmo e prossimo ad affondare sulle strade del mitico nord est, hanno la precedenza i nuclei familiari, e fino a questo punto il pinguino fiorentino gode di tutta la mia stima, poi dice, “gli altri tirino a sorte, chi perde rimane a terra e si farà rimborsare”: mi cade un mito. Io mi sono guardato in giro, ho taciuto il fatto che l’associazione consumatori dà assistenza legale gratuita per queste cose. Cercavo piuttosto di immaginare cosa si intende per “tirare a sorte”: a ognuno un bastoncino, chi pesca la carta più alta, si fa la conta, facciamo un torneo di mora cinese, facciamo dei quiz di cultura generale, testa o croce, tiriamo i dadi, poi mi fermo e capisco che non fa per me, non mi posso abbassare a tanto, io Gianni Sbuso. Sarebbe stato come vincere una green card per gli States alla lotteria su internet, e poi ti immagini a Budapest che mi domandano “come è andato il viaggio di ritorno? Ah, bene l’ho vinto a bim bum bamba!” No, signore e signori lascio a voi andare in cerca dei bastoncini sull’asfalto della stazione dei pulman di Mestre o salire sull’autobus a chiedere un mazzo di carte, che poi se non sono trevisane secondo me il risultato non è omologabile. O a spiegare le regole della mora cinese agli avversari ungheresi, va bene che ho fatto i corsi di lingua, ma la lezione su come fare i giochi di società la tengono nel prossimo livello. O ancora tirare i dadi che poi magari finiscono sotto il pulman, gente che si inginocchia. No, non fa per me, anche perché diciamocela tutta al gioco sono parecchio sfigato. E poi secondo me c’è un motivo per cui io non devo prendere quell’autobus. Infatti… ripresi i miei bagagli in spalla mi avvicino all’ufficio dell’ E., ma, prima di entrare, la responsabile si avvicina e mi dice che se voglio mi pagano il viaggio in treno fino a Budapest, parte dal secondo binario tra venti minuti (per chi non lo sapesse la stazione degli autobus e la stazione dei treni di Mestre sono attigue).
Santa donna e per la verità e sono serio, è stata la migliore protagonista della scenetta a Mestre, perché nonostante i veneziani che sbraitavano, gli ungheresi che spingevano e i geni di Firenze è riuscita a tenere la situazione sotto controllo senza perdere i nervi e senza far perdere la testa alla gente che poi non è partita (a onor di cronaca c’è da dire che nel pieno della bagarre se ne è uscita dicendo che lei alle otto staccava e dopo quell’orario la questione non l’avrebbe più riguardata).
Anche l’autista non è stato malaccio, ma poco coerente e un po’ affrettato a proposito della polizia. Sicuramente ha dimostrato il suo estro quando, senza lasciar trasparire emozioni, ha detto, riportando le parole del premio Nobel di Firenze, che gli altri dovevano tirare a sorte. Poi si è barricato in un catenaccio difensivo forte delle parole del profeta gigliato.
Il secondo autista, invece si becca un senza voto; mai nel vivo dell’azione e troppo temerario nel supportare il collega. Bene i passeggeri dell’autobus che mai sono scesi ad incazzarsi perché sono stati fermi quasi un’ora. Tra i partenti: i veneziani abbastanza caricaturali, gli ungheresi intimiditi dal luogo esotico, poco incisivi e dalle movenze furtive.
Ma ritorniamo al vostro, il mio voto lo decidete voi. Dunque, ci penso un po’, memore del tentativo di furto subito l’ultima volta che sono andato in Ungheria in treno e accetto. Perché poi, il viaggio sarebbe stato in cuccetta, in un letto dico, va be’ non quello di casa, ma sicuramente più comodo dei sedili a qualità standard in tutta Europa dell’E. Accetto e credetemi è stata una gran cosa…..continua