Thursday, September 30, 2004

Tranquilli il vostro è ancora senza un lavoro, è stato dieci giorni in Giordania a vedere l’effetto che fa; a proposito è bellissima, andateci.
Ma facciamo un passo indietro. Per ottimizzare la trasferta a lungo termine il vostro ha pensato bene di fare un corso intensivo di tre settimane di lingua ungherese. Il corso, organizzato in perfetto stile magiaro, comprendeva quattro ore al giorno, la mattina, per quattro giorni alla settimana. Sbuso rinomato per essere uno specialista nell’apprendere sconosciuti idiomi sotto l’effetto dell’alcool si è sorbito da sobrio le lezioni in lingua inglese, rendendosi conto di come gli mancassero le basi della grammatica inglese, per non parlare di quella ungherese, e l’amata bottiglia di montenegro. Lo ammetto è stato difficile, ma grazie ad un gruppo affiatato e ad una didattica ferrea e collaudata nei 40 di comunismo, il vostro è riuscito ad ottenere uno straccio di certificato in cui l’università tal dei tali (non riporto il nome per ovvi motivi, ma vi assicuro che è relativamente rinomata per l’insegnamento dell’ungherese agli stranieri) gli attestava il superamento del secondo livello principianti “with honours”, che culo! Visto che ce la stiamo tirando vi dico anche che è stato il miglior risultato di tutta la classe. Infatti ho sbaragliato nell’ultimo decisivo incontro a porte chiuse nell’aula torture, pardon laboratorio linguistico, nell’ordine: un prete salesiano polacco che penso non per colpa sua puzzava d’aglio e di sudore rancido tanto che, quando l’insegnante chiedeva “cosa avete fatto ieri?” e lui rispondeva per usare i verbi essenziali imparati alla lezione precedente “mi sono fatto la doccia, ho fatto il bagno, ho lavato i panni”, tutti gli ridevano in faccia e vedevi che lui pensava invece “accipicchia sono veramente un figo che uso ‘sti verbi e sono tutti contenti che padroneggio l’ungherese essenziale”. Poi un gesuita di New York che all’inizio pensavo fosse un idiota di playboy americano sotto acculturato, mentre poi ho scoperto che era un prete con 5 lauree e due PhD (che poi non sono i titoli che fanno la cultura di una persona, ma sicuramente fanno letteratura) che insegnava al politecnico e aveva una passione, condivisa dal vostro, per l’arte secessionista; una austriaca alta, alta, smilza, smilza, che si sparava quarti d’anguria a lezione sputando rumorosamente i semini alla faccia della listening comprehension (poi scompariva per quarti d’ora in cesso a curarsi la diuresi); una austriaca bassa e larga che faceva la lettrice di austriaco all’università (che poi scusa che cavolo di lingua è l’austriaco, semmai fai la lettrice di tedesco: “sciovinismo in salsa di crauti”); una londinese che non capivo una fava quando parlava, sempre vestita di rosa e che cercava di autoinvitarsi in Italia con la scusa che aveva visto “il paziente inglese”; un ragazzo tedesco con la maglietta di Jack Ass (mi ha spiegato con tipico accento di Pafiera che è una diavoleria di MTV in cui tutti si sfracellano contro tutto, ma la cosa più esilarante è che si raccomandano poi di non farlo a casa: bravi! quando io vedevo l’uomo tigre cercavo poi di schienare i miei amici al corso serale di mimo)
Jackass the Movie che tornando in tram un giorno quasi in lacrime mi ha detto che sarebbe ritornato a casa, in Pafiera, io gli ho risposto che l’importante è la salute, del resto cosa vuoi rispondere ad un tedesco di un metro e novanta, con la maglietta di Jack Ass e il berretto della OBI che si sta per mettere a piangere quando il tram è arrivato alla tua fermata? Proseguendo, una ragazza tedesca trentenne che come dicono qui a Budapest “aveva avuto per le mani più membri che maniglie di porte” e, vuoi per questo vuoi per le colossali quantità di caffè che ingurgitava al Goethe Institut, era suonata a tal punto che quando le chiedevano di fare un esercizio diceva candidamente “I do the next one” come se stesse giocando a ruba mazzetto. Il vostro invece no! Impegnato come un miope che cerca gli occhiali, inesorabile come l’influenza stagionale, ma soprattutto motivato come solo un neo laureato può essere, è riuscito a strappare per due punti il risultato migliore… va beh a posto così, ma poi in cosa si traduce cotale prestazione scolastica nella vita quotidiana e nelle giungla della metropoli straniera? Beh sostanzialmente con il mio certificato di secondo livello principianti “with hounours”, adesso quando un ungherese mi rivolge la parola io riesco a rispondergli correttamente e con tipico accento della Puszta che non parlo ungherese, che non l’ ho capito e che non posso essergli di aiuto e sono talmente bravo e corretto che quasi sempre la persona in questione mi guarda come se lo stessi prendendo per il culo, allora gli dico che sono italiano e lui tira dritto! Una postilla per l’insegnante del corso di cui non possiamo dire nulla: professionale, gioviale, simpatica insomma poco più che insignificante…ah dimenticavo: un gran pezzo di…..! Viszlát!

Friday, September 10, 2004

Risk Management
Dunque, inizia settembre e il sito ha superato quota novemila visite: mi sembra il caso di ricominciare. Il vostro è simpaticamente piazzato insieme alla sua adorabile donna, in un appartamentino di 29 mq nel cuore pulsante del Belvaros. Come da comunicato sono qui a cercare lavoro e come ogni storia che si rispetti anche questa volta c’è un prologo. Il vostro a dire la verità è da un po’ che si sbatte per trovare un buco dove poter guadagnare una cifra dignitosa che gli possa evitare di sentirsi un mantenuto (dalla morosa, cambiano gli sponsor, ma il concetto resta lo stesso). Lo sbarco, o questa sorta di sequel all’avventura del giovane studente di storia, è stato preparato dalla madre patria attraverso un enorme lavoro raccolta di carte, certificati e lettere di presentazione, per ottenere una borsa di studio che mi permetta di continuare a studiare quel meraviglioso mondo che è la storia dell’Europa centro orientale. Ottenuta la suddetta il vostro si è dedicato alla ricerca di un prestigioso lavoro per il post borsa. E c’ero quasi riuscito. Mi telefona da Budapest un pinguino di una agenzia di lavoro interinale comunicandomi che c’era richiesta per un posto in un call center di una grossa multinazionale e di correre a Bp per il colloquio. Il vostro, all’epoca ancora sul suolo natio, prepara le valigie scegliendo con accuratezza il vestiario adatto per il primo colloquio di lavoro in terra magiara. Dopo un viaggio rocambolesco e emozionalmente provante arrivato a Budapest scopro che il deficiente dell’agenzia interinale si era sbagliato e che ciò di cui andavano in cerca non era un operatore madrelingua per call center, ma uno scafato referenziato esperto madrelingua italiano di risk managment. Dopo la lettura dell’informativa sull’impiego e sulle skills richieste, ricevuta dalla multinazionale, faccio presente a quello dell’agenzia che non si trattava di ciò di cui mi aveva parlato, lui fa la faccia, al telefono, di uno che è appena sceso da una trabant e si scusa. Lo mando a cagare per conto mio e mi convinco che non lo avrò più come amico, nonostante ciò invio il mio curriculum e come immaginabile non vengo richiamato: infatti la cosa che più si avvicina al risk managment nelle mie esperienze lavorative è l’aver fatto da testimone a pagamento nei matrimoni civili tra turisti a Venezia. Ma è niente in confronto alla grottesca situazione (documentabile) in cui mi son trovato, precedentemente, a giugno. Finisce la scuola in Ungheria come in tante altre nazioni e il vostro si prende licenza dal servizio civile (ora terminato) e si reca nell’unico liceo statale di Bp dove ci sono insegnamenti in italiano. Obiettivo incontrare il preside e consegnargli di persona il curriculum attraverso l’abile mediazione di un gancio fidato. La scuola cerca un madrelingua laureato in storia per un insegnamento, di poche ore è vero, ma pur sempre qualcosa. La scuola è in fermento, ultimi giorni, ultime decisive interrogazioni e compiti; pieno di adolescenti brufolosi, agitati, sudati e visibilmente spaventati. Aspetto vicino alla sala degli insegnanti dove mi sorbisco una litigata furibonda tra professori, arriva il mio turno nel momento in cui sto per consegnare i due fogli del curriculum alla segretaria mi accorgo di uno strano trambusto alle mie spalle. La segretaria guarda oltre e mi parla alquanto distratta. Esce dalla sua stanza il preside, mi vede, capisce che sono “quell’italiano”, si avvicina, si presenta, ma viene attirato da quello che sta succedendo alle mie spalle. A questo punto realizzo che un avvenimento straordinario, insolito e pericoloso si sta frapponendo tra me, il preside, il curriculum e il posto di insegnante. Mi volto e vedo tre poliziotti che animatamente avvertono il preside di un allarme bomba nella scuola, mentre altri due invitano la gente ad uscire. Io da buon italiano penso tra me e me “i soliti furbi della quinta b”, gli ungheresi no, loro pensano ad al Qaeda e in un momento mi trovo fuori del liceo insieme ad altri cinquecento studenti e non più di trenta poliziotti. Perdo di vista il preside e decido di ritornare a casa. Il mio curriculum? Consegnato è stato consegnato, ma io sono convinto che quando eventi del genere si mettono in mezzo tra te e un obiettivo (facilmente raggiungibile, nella fattispecie la scuola cercava un madrelingua italiano laureato in storia e credetemi che residenti a Bp con queste caratteristiche, eccetto il sottoscritto, non ce ne sono altri) è lapalissiano che la cosa non doveva funzionare e infatti non mi hanno più richiamato.
Per il momento nessuna rubrica, solo uno sfogo perché sono stufo di dovermi a volte vergognare di essere italiano e di vedere un certo tipo di turisti e turismo che non fanno altro che accrescere la già di per sé non alta considerazione che gli ungheresi hanno di noi italiani.
Odio gli italiani che vengono qui unicamente per andare a puttane, li riconosci, sbruffoni, arroganti e senza nessuna curiosità per la città, né rispetto per gli ungheresi, in particolare per le ragazze. Sempre in vaci utca a farsi abbordare, vanno a mangiare nei ristoranti italiani e poi si lamentano con aria supponente perché la pizza è dura e gli spaghetti li prepara meglio la mamma. Se non riuscite a trovarvi una donna senza pagare siete solo degli sfigati, rimanete nella tangenziale della vostra amata città, spendete meno e non rischiate di essere picchiati (vedi le code al mattino all’ambasciata); per non parlare poi dei cacciatori di specie protette.
Viszlát!!

Thursday, September 02, 2004

arriva l'autunno...